Le micro e nanoplastiche rappresentano una delle sfide emergenti più rilevanti per la sicurezza alimentare. Si tratta di minuscole particelle di plastica diffuse nell’ambiente e ormai presenti lungo tutta la catena alimentare, dall’acqua ai prodotti agricoli fino agli alimenti trasformati.
Le microplastiche hanno dimensioni inferiori a 5 millimetri, mentre le nanoplastiche sono ancora più piccole (da 1 a 1 000 nanometri), il che le rende invisibili a occhio nudo. Proprio per le loro dimensioni ridotte, risultano difficili da individuare e monitorare, ma allo stesso tempo estremamente mobili e persistenti nell’ambiente.
Da dove arrivano: le principali fonti di contaminazione
Le micro e nanoplastiche possono entrare negli alimenti attraverso diverse vie:
1.Ambiente ed ecosistemi
La contaminazione ha origine principalmente dall’inquinamento diffuso di mari, suoli e aria. Le particelle derivano dalla degradazione di oggetti plastici più grandi (come imballaggi, pneumatici o tessuti sintetici) e finiscono negli ecosistemi naturali.
Per questo motivo sono state rilevate in numerosi alimenti, tra cui prodotti ittici (pesci e molluschi), sale marino, miele, riso, verdure e acqua potabile.
2.Materiali a contatto con gli alimenti e processi industriali
Le microplastiche possono migrare negli alimenti anche durante la produzione, la lavorazione e il confezionamento. Imballaggi, utensili e superfici in plastica possono rilasciare particelle, soprattutto in presenza di calore o usura.
3.Comportamenti domestici
Anche alcune pratiche quotidiane possono contribuire all’esposizione, tra cui:
- riscaldare cibi in contenitori di plastica non idonei;
- riutilizzare bottiglie o vaschette monouso usurate;
- conservare alimenti caldi in materiali plastici.
Perché destano preoccupazione
Le micro e nanoplastiche non rappresentano solo un problema “fisico” legato alla loro presenza, ma possono anche fungere da veicolo di altre sostanze. I principali aspetti di attenzione riguardano:
1.Trasporto di contaminanti chimici
Le particelle di plastica possono rilasciare additivi (come plastificanti) oppure assorbire sostanze inquinanti presenti nell’ambiente, contribuendo alla loro diffusione nella catena alimentare.
2.Veicolo per microrganismi
Possono favorire il trasporto di batteri e altri microrganismi, agendo come supporto per la loro diffusione.
3.Possibile accumulo nell’organismo
Alcuni studi suggeriscono che particelle molto piccole possano attraversare le barriere biologiche e accumularsi nei tessuti, con possibili effetti infiammatori. Tuttavia, le evidenze scientifiche sono ancora in fase di consolidamento.
Cosa dice la scienza oggi?
Le conoscenze attuali non consentono ancora di definire con precisione i livelli di rischio per la salute umana. In particolare, i dati sull’esposizione alimentare sono ancora limitati in quanto le nanoplastiche sono difficili da studiare e rappresentano una delle principali lacune scientifiche. Di fatto, al momento, non è ancora possibile stabilire limiti di sicurezza definitivi. Per questo motivo, le micro e nanoplastiche sono oggi considerate una priorità per la ricerca scientifica europea.
Il ruolo delle istituzioni e le azioni future
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) è impegnata nella valutazione dei rischi legati a queste sostanze, attraverso l’analisi delle evidenze scientifiche disponibili e l’individuazione delle principali lacune conoscitive. Su richiesta del Parlamento europeo, è attualmente in corso un approfondimento scientifico che porterà, entro il 2027, a:
- una valutazione aggiornata dell’esposizione alimentare;
- una migliore comprensione di come queste particelle interagiscono con l’organismo;
- indicazioni per orientare le future politiche di tutela dei consumatori.
Parallelamente, l’Unione europea sta intervenendo sulle cause del problema, con misure volte a ridurre l’inquinamento da plastica, limitare l’uso intenzionale di microplastiche e prevenire i rilasci accidentali nell’ambiente.
In attesa di evidenze più definitive, è possibile adottare alcune semplici precauzioni:
- evitare di riscaldare alimenti in contenitori di plastica non certificati;
- preferire vetro, acciaio o ceramica per conservare e riscaldare i cibi;
- limitare il consumo di alimenti ultra-processati e fortemente confezionati;
- sostituire contenitori monouso usurati o danneggiati.
In conclusione, le micro e nanoplastiche sono ormai presenti nell’ambiente e negli alimenti, ma i loro effetti sulla salute umana non sono ancora completamente definiti. La ricerca scientifica e le istituzioni europee sono attivamente impegnate per colmare le lacune conoscitive e rafforzare la tutela dei consumatori. Nel frattempo, comportamenti consapevoli e buone pratiche quotidiane possono contribuire a ridurre l’esposizione e a promuovere una maggiore sicurezza alimentare.
Fonte: EFSA
Osservatorio Regionale Sicurezza Alimentare Osservatorio Regionale Sicurezza Alimentare